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giovedì 20 novembre 2025

Del perché dei tre anni di pausa di "vene d'inchiostro"

 Questo blog viene letto in media da 20 - 50 persone per post. Nel mio caso, quindi, i venti lettori di manzoniana memoria non sono un artificio per captare la benevolenza di un pubblico rarefatto ed ironico, ma una cruda realtà che, però, a me non dispiace. L'intimità che si crea in un piccolo gruppo mi concede una sincerità che, forse, mi metterebbe in imbarazzo davanti a numeri più imponenti.

Voglio quindi raccontarvi, miei venti amatissimi amici, del motivo di questi tre anni e passa di stop.

Dovete sapere che leggere è sempre stato per me un modo per venire a patti con gli spigoli e le scoloriture della vita di tutti i giorni. Ogni libro, ogni racconto, un'uscita di emergenza da una realtà che non sempre è facile tollerare. 

Ho sempre letto tanto, quasi in modo compulsivo. Scrivo, anche. Romanzi, per lo più, ma anche racconti. 

Così iniziare a scrivere di libri è stato per me un passaggio non solo naturale, ma anche pieno di gioia e aspettativa. Volevo (e voglio) parlare agli altri amanti delle storie di quei piccoli tesori che scopro. Libri che non hanno ancora raggiunto la fama, ma funzionano egregiamente come porta per uscire dalla realtà.

Ho iniziato con questo spirito, fischiettando, e tutto è andato meravigliosamente bene finché non ho recensito il libro di un'autrice emergente in particolare.

Chiariamo subito le cose: il suo libro non mi era piaciuto. Per questo ho fatto ciò che faccio sempre in questi casi: ho cercato d parlarne nel modo più obiettivo possibile, parlando della struttura del testo e degli autori che mi ricordava di più. Del resto, non è detto che ciò che non piace a me sia brutto. I gusti, in fatto di arte, sono quanto di più soggettivo si possa pensare.

Ecco, questa persona quando ha letto la mia recensione è stata presa da ira funesta. Lo dico con grande sincerità, mi ha colta completamente di sorpresa. Ho letto e riletto quella recensione almeno  venti volte senza mai trovare la causa scatenante della sua reazione.

Mi ha accusata di non aver capito il suo libro. Poi di non averlo letto. Poi di essere incapace di comprendere il senso di un testo. Infine di essere in cattiva fede e di stare perseguendo il mio interesse (non chiedo nè ho mai chiesto denaro e quali siano gli introiti di un blog da venti lettori potete immaginarlo senza grande sforzo).

Così ho smesso. Non di leggere, quello mai, ma di parlare di ciò che leggevo.

Mi sono rifugiata nei grandi autori che leggo fin da ragazzina, quelli morti da tempo, quelli che non mi avrebbero accusata di niente.

Mi sono chiusa.

"E adesso, Monica? Cos'è cambiato?" Mi chiederete voi, guardandomi con grandi occhi incuriositi.

Niente. Le persone orribili continuano ad essere orribili, i libri continuano ad essere meravigliosi e internet è sempre un porto franco.

Ma io ho tre anni in più e ho deciso che se dovesse ricapitare qualcosa del genere ne parlerò pubblicamente e non mi farò fermare.

Rinunciare a qualcosa che si ama, in questo mondo spigoloso e incolore, è un sacrificio che si può sopportare solo per le cause più elevate.

2 commenti:

  1. Io spero di essere letto "veramente" anche se ho deciso di non pubblicarlo. Finora sono stato letto da 3 beta e da una AI che è stato l'unico a capire tutte le sfumature, mentre presi singolarmente nessuno dei 3 beta lo ha fatto (considerandoli insieme invece si).
    Poi mi puoi pure dire che fa schifo o come ha sentenziato con ironia l'AI che sembro "Kafka arrapato."

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    1. Ciao Andrea! Di solito quando sono pronta a raccogliere nuovo materiale per le letture pubblico un post apposito, quindi magari ogni tanto dai un'occhiata. Non mi sono mai formalizzata sui testi non pubblicati, non credo sia un discrimine, quindi se ti proporrai quando sarò in fase di raccolta, perchè no? Ovviamente non pretendo di capire i testi bene come chi li scrive, ci mancherebbe, mi limito a dare la mia onesta opinione. Spero sempre sia sufficiente!

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